Sudafrica: leggi il diario


Come previsto finalmente la Table Montain ha tolto il suo ”coperto” e con la funivia saliamo in cima. Percorriamo i vari sentieri e osserviamo il fantastico panorama su tutta la penisola del Capo fino al Capo di Buona Speranza, sulla città e sull’isola di Robben. Scorgiamo diverse procavie che sono abituate alla presenza umana: piccoli animali simili alle marmotte che non sono roditori ma parenti alla lontana degli elefanti.

A un certo punto ci sediamo e ascoltiamo la voce del silenzio. Che sensazione meravigliosa! Facciamo percorsi spericolati e foto da capogiro con Simone che continua a saltare da una roccia all’altra sempre con innata abilità. Osservo e come sempre mi chiedo: com’è bello il mondo. Io non faccio mai paragoni, ma una cosa è certa davanti a cotanta bellezza mi vengono i brividi e m’inchino. La discesa con la funicolare fa stringere il cuore: lasciare la montagna, il tetto di Città del Capo, ci rende malinconici.
L’ultima escursione è l’isola di Robben, dove fu tenuto prigioniero per diciassette anni Mandela. L’isola, sede in precedenza di un lebbrosario e poi di un manicomio, è ricordata perché qui furono rinchiusi attivisti politici che si opponevano all’apartheid. Qui Mandela con altri prigionieri, tra la sofferenza, elaborò la politica che portò il Sudafrica alla democrazia. Oggi l’isola è patrimonio dell’UNESCO e rappresenta il trionfo dell’uomo e della sua libertà.
E’ l’Alcatraz del Sudafrica. Cerco di immaginare come si poteva sentire un prigioniero in un posto così incantevole, con una visione quasi celestiale…
La nostra guida è un ex prigioniero politico che ci fa immergere, con i suoi racconti, nell’atmosfera drammatica dei reclusi. Emozionante la piccola cella dove Mandela trascorse il periodo della sua detenzione senza mai perdere la speranza in un futuro migliore. Grazie a lui è crollato il muro dell’apartheid ed è iniziata una nuova era.

Il 2 settembre lasciamo Città del Capo e via per la valle dei vigneti.

Facciamo sosta in alcuni paesini, Stellenbosch e Franschhoek, dell’era coloniale olandese e tedesca, dove visitiamo delle case con mobili d’epoca. Pranziamo nella zona dei vitigni dove, brindiamo a tutti noi e al nostro meraviglioso viaggio.

Lungo la strada per l’aeroporto la Table Montain ci dà l’ultimo saluto, avvolta in una coltre nebbiosa, mostra con orgoglio la sua tavolata. I tuoi commensali ti dicono arrivederci.

E’ il 3 settembre.Volo: città del Capo- Dubai.
Volo: Dubai- Bologna
Sul volo del ritorno ho già in mente il prossimo viaggio.

                                                                                                                Betty Ranieri

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